Elda Calabrese

Elda Calabrese

… Stringi alla testa quei tuoi pensieri che lisci come l’olio vanno in fondo alla pancia, quelli di ieri, speri non risalgano mai più nella gola per non dover dire mai più quel che pensi …

Esprimere a parole ciò che si sente non è semplice; da sempre ho cercato un modo per trasmettere agli altri le mie idee, le mie passioni e i miei sentimenti, i miei stati d’animo e gran parte di quello che penso. Ho capito che certe situazioni, certe emozioni non si descrivono, si vivono, al massimo si dipingono per permettere, anche a te stesso, di riviverli, e di assaporarne ogni signolo istante. Si dipingono per far si che restino impressi, non solo nella nostra mente. Penso all’arte come a una specie di diario, un contenitore di pensieri, un libro che devo sfogliare per assaporarne l’odore e il colore, tutto.

D’altronde la pittura è la mia forma di comunicazione preferita, il medium che sento più vicino a me.

Durante la mia vita, durante il mio percorso di studio matto e disperato, ho riscoperto un fascino particolare per l’arte, che mi ha sempre stimolata, mi ha da sempre attirata e portata a ragionare in maniera diversa, a vedere le cose e a osservarle, capirle da più prospettive.

Il mio nome è Elda Calabrese, sono nata in Calabria e ho vissuto in Basilicata, ai piedi del Parco Nazionale del Pollino, in un piccolo borgo che offre poco, il minimo indispensabile, che a volte non può bastare per un giovane come me. Il tempo scorre, sì, ma sopravvivere tante volte non è la stessa cosa che vivere e se vuoi vivere, devi cambiare. E per vivere intendo emozionarmi. Per tante ore sono rimasta a contemplare la maestosità della natura, incontaminata e intatta, l’unico diversivo nelle giornate grigie e monotone di un posto piatto. La stessa natura che se, osservata da un bambino, lo lascia stupefatto. Per i mille colori, per le mille forme e per i tanti significati. Ad esempio, le nuvole che vanno, vengono, certe volte si nascondono e disegnano forme incredibilmente vicine alla realtà; ne disegna tante altre, più o meno d quelle che tu stesso riesci a dare alle nuvole. Ho imparato ad apprezzare posti dove l’orizzonte non è mai schiacciato e ti permette di sognare, di viaggiare e far lievitare fantasia e ingegno, da fissare al più presto, da raccontare, da spiegare, da esternare. Con la pittura, la mia forma d’arte.

Il mio viaggio fantastico parte così, come una vocazione, una voce che mi scuote dall’interno e mi strattona, mi prende e mi inebria, mi permette di tracciare linee e di dare vita a tutto o quasi passa per la mia mente .  Un viaggio fatto di persone, odori, suoni, di nuove luci, di nuove forme e di nuovi colori, di nuove visioni, di altri interessi.

Un viaggio che mi ha portato via dalla piatta ed esanime realtà del mondo che mi circondava, o almeno di quello che io credevo fosse il mondo.

Proprio l’arte mi ha fatto assaporare e riscoprire posti più gradevoli poiché attraverso di essa ho potuto accorgermi che un solo colore ha infinite sfumature, che non esistono singole forme, ma tutto dipende dalla prospettiva con cui si guarda ad ognuna di essa. In questo viaggio, molti dei miei compagni sono personaggi surreali immersi in una nuova dimensione in cui tutto appare più magico. “Credo fortemente che l’arte possa dare all’uomo la possibilità di essere liberi” liberi di poter pensare e realizzare qualsiasi cosa, liberi di far viaggiare la mente e dare spazio alle fantasie più profonde.

Dopo il primo approccio con questa nuova forma di comunicazione, ho cercato di misurarmi con la nuova realtà, organizzando varie esposizioni temporali grazie alla collaborazione dei gestori di alcuni dei più rinomati locali ferraresi (Messisbugo, Max e Maracaibo) per poi estendermi nel territorio romano dove ho avuto la possibilità  di organizzare ulteriori esposizioni.

Da ultimo, infine, sono stata contatta per esporre le mie opere a Gaiba (RO) in occasione dell’evento “mostra giovani artisti ferraresi”.